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50 anni di IED



di Andrea Vittoria Giovannini

Ieri sera abbiamo festeggiato i primi 50 anni di IED negli ampi spazi della Triennale di Milano dove si sono dati appuntamento ex-alumni (come me) insegnanti, direttori e collaboratori dell’Istituto Europeo di Design per l’opening della mostra internazionale che, unendo teatralità e tecnologia interattiva, racconta in maniera non convenzionale il “cuore vivo” dei protagonisti di IED portando alla luce la creatività degli studenti di ieri e di oggi e ovviamente dei docenti.
 
“Anche tu hai fatto lo IED!” Questa l’esclamazione più frequente che risuonava tra le conversazioni del salone d’onore animato dai creativi che si sono confrontati sul presente trovando connessioni nel loro passato e creando un’atmosfera figlia di un sano senso di appartenenza a un Istituto che ha fornito a tutti un metodo rivoluzionario.
 
L’Istituto Europeo di Design propone una fitta costellazione di oltre 50 eventi la cui stella polare è questa mostra il cui titolo trae ispirazione da un testo di Dario Fo interpretato da Enzo Jannacci nel 1964: “la luna è una lampadina, attaccata al plafone, e le stelle sembrano limoni tirati nell’acqua”. In questa frase è racchiusa l’essenza visionaria che ogni designer deve possedere unita all’intuizione e alla capacità di tradurre tutto in un progetto fattibile sempre con una buona dose di ironia.
 
All’interno del percorso espositivo ho anche incontrato Luisa Bocchietto, fresca di elezione alla presidenza della WDO – World Design Organization, l’artefice dell’ingresso di IED nel board dell’organizzazione internazionale che seleziona, di anno in anno, la capitale mondiale del Design. L’organizzazione che riunisce le associazioni di Design di tutto il mondo quest’anno spegne 60 candeline e con lei cerco di capire come WDO e IED parlino e si sostengano: “mi hanno coinvolta nel progetto scientifico della mostra perché per sei anni sono stata presidente ADI – Associazione Disegno Industriale – in Italia quindi i rapporti con lo IED sono stati continui, inoltre anche io sono stata una studente dello IED quindi c’è un rapporto anche affettivo con questa realtà che mi ha dato cose che l’università non mi avrebbe mai fornito. Entrando in carica ho convinto IED a far parte di questa organizzazione perché credo possa sfruttare tutta la nostra rete di contatti nel mondo. WDO ora guarda alla parte sud del mondo e nell’ottica di creare reti in queste zone la collaborazione con IED, già presente in questi territori, sarà sicuramente interessante. I 60 anni ci hanno spinto a riflettere sul ruolo del design nell’era della rivoluzione digitale che stiamo vivendo: i designer del futuro continueranno a creare prodotti fisici, ma una grande parte dovrà concentrarsi sulla creazione di prodotti immateriali come servizi processi e sistemi pensati per la città, i committenti non saranno più solo le aziende ma anche le fondazioni o le istituzioni che spingeranno i creativi a mettere al centro le persone e le collettività. Nel catalogo ho descritto i designer come umanizzatori di tecnologie, questo è importante per mantenere la figura umana al centro del progetto e questo deve essere un elemento di garanzia di sostenibilità futura non solo ambientale ed economica ma anche etica che per natura appartiene all’uomo e non alla macchina”.
 
In questo progetto il Presidente IED Francesco Morelli ha coinvolto oltre 500 studenti che animeranno i 21 giorni della mostra raccontando quei magici processi che partendo da un’idea arrivano all’elaborazione del progetto finale. Quest’occasione è una riflessione a tutto tondo sul design in tutte le sue forme, sul talento puro e su come l’approccio rivoluzionario del “metodo” IED, che da sempre unisce teoria e pragmatismo, lo abbia alimentato e sostenuto in tutti questi anni di attività grazie a un network internazionale che oggi conta 11 sedi tra Itala Spagna e Brasile.

www.50anni.ied.it
#IED50Anni


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