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I Digital Design Days tornano a Milano dal 1 al 3 giugno


                  
di Andrea Vittoria Giovannini
 
Dal 1 al 3 giugno i Digital Design Days, ormai noti come DDD, tornano a raccogliere le menti più creative e i designer che stanno plasmando la percezione del nuovo futuro (magari in realtà aumentata) in una tre giorni di incontri workshop ed eventi con un’eccezionale  ‘line up’ di speaker. L’anno scorso hanno registrato più di 1000 visitatori provenienti da 29 paesi del mondo e quest’anno hanno cambiato location per accoglierne ancora di più, è infatti la Fabbrica del vapore il set svelato per accogliere questo evento che indaga e propone nuove direzioni da percorrere per lo sviluppo del design digitale.
 
Ho voluto raggiungere Filippo Spiezia al telefono spinta da un’immensa curiosità. Un Art Director pluripremiato, giovane e in grado di rendere reali progetti così visionari, gli domando come si sta preparando per questa nuova edizione: “Il momento è denso ma molto positivo, stiamo vendendo al triplo della velocità dell’anno scorso”.
 
Bene, raccontami da dove arrivi e cosa ti ha spinto a creare un evento così: “vengo da Pescara e sin da subito l’Italia la sentivo stretta, ho sempre preferito la qualità sopra la quantità e sentivo che per me non c’era spazio quindi mi sono spostato a San Francisco poi Londra infine Portland quando sono approdato a Second Story, l’agenzia dove l’innovazione era pane quotidiano. Lì ho avuto la crescita professionale più importante lavorando anche con Coca Cola o il Moma di New York. Lo story telling digitale arriva da lì: il potere di raccontare una storia attraverso la tecnologia. Nonostante tutto, mi mancava il mio mare e il mio luogo rimane l’italia quindi dopo aver visto molti festival in giro per il mondo ho pensato di farne uno mio”.
 
Dopo lo story telling, cosa arriverà dunque? “La tecnologia è imprevedibile e velocissima. Io penso che debba sempre essere di supporto e soprattutto invisibile aiutando le persone a conoscere senza essere invadente. È quello il segreto. Io parto sempre dall’idea creativa mentre la tecnologia arriva soltanto dopo, a supporto appunto”.
 
Le persone rimangono al centro, mi piace questa linea: “Vedi, con il mio intervento voglio dare l’opportunità di creare un’esperienza personale. Io fornisco lo strumento che serve a vivere un’esperienza, ma non indico mai quale percorso scegliere come nel progetto della Triennale di Milano o del Muse dove con un tablet, a seconda della zona esplorata, vengono proposti dei contenuti aggiuntivi ai visitatori e solo avvicinandosi allo scheletro di un dinosauro puoi, ad esempio, vedere come sarebbe stato nella realtà".
 
Quale elemento ti ha fatto diventare leader nel tuo settore? “Bella domanda! Credo l’ambizione e la curiosità di scoprire. Il viaggio è fondamentale, abbino sempre viaggio di piacere con il lavoro. Portland è stata una scelta forzata dall’agenzia mentre San Francisco e Londra le volevo vivere perché lì stavano sviluppando il futuro. Volevo lavorare su progetti su cui altrimenti non avrei potuto mettere le mani. Il festival nasce anche da questo, volevo fare qualcosa di mai fatto prima e bisogna davvero viverlo per capire la differenza. Le persone che ho coinvolto sono quelle che ho conosciuto in anni di festival all’estero e non è facile metterle insieme".
 
Ho sbirciato il tuo profilo instagram e ho visto che ti piace la Thailandia: puro mare o anche desiderio di spiritualità? “La Thailandia mi piace molto per il mare, vengo da un paese dove il mare e il sole sono tutto, in ogni posto dove vado. A Portland soffrivo molto nel pensare che il mare fosse a tre ore di distanza! Non ho molto tempo per la spiritualità anche se mi incuriosisce. Credo molto nel mio lavoro e gli dedico tantissimo spazio ed energie. Può essere un difetto o meno ma trovo difficilmente spazio per altre cose, sono molto concentrato su me stesso e ad esempio non ho tempo per relaizoni etc”.
 
Sei uno scapolo d’oro allora? “Diciamo che mi corrono dietro ma nessuno mi prende! Mi servirebbe qualcuno che mi lasci indipendente, qualcuno che sia complementare. Qualcuno che viva la sua vita e che non si metta tra i piedi, che sappia vivere senza di me. Sono molto esigente anche nella vita privata, ho poche relazioni ma buone, diciamo che non amo i grigi”.
 
Dopo questa edizione dei DDD cosa ti aspetta? “Sicuramente una vacanza, poi ho diversi contatti lavorativi e deciderò dove andare. Non rimarrò in Italia, anche se sono un po’ stanco di muovermi e viaggiare”.
 
Perche non apri la tua agenzia? “Mi piace più collaborare con le agenzie, all’estero poi ti pagano di più quindi rimanere in Italia non è un opzione. Creare un’agenzia qui e farlo bene richiede molto tempo, magari potrei unirmi a un’agenzia particolarmente rilevante…altrimenti preferisco rimanere povero ma felice”.


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